BAMBINI A TAVOLA! – Dallo svezzamento alla prima infanzia

Nella prima infanzia il riferimento principale per tutto ciò che concerne l’alimentazione è dato dalla famiglia e da chi si prende cura principalmente del bambino.

Il bambino nasce con un istinto innato verso la sopravvivenza ed è spinto a nutrirsi attraverso impulsi ancestrali, in un certo senso è il bambino stesso a insegnare ai neo-genitori come prendersi cura di lui, come nutrirlo e come garantirne la crescita e la sopravvivenza.

Il periodo dell’allattamento ha certamente le sue difficoltà, legate sopratutto alla grande fatica fisica, alla mancanza di sonno della madre – ma talvolta anche dei padri! – , e al concreto sconvolgimento dei ritmi di vita dei genitori come individui e come coppia. Tuttavia dal punto di vista nutrizionale è il momento della vita dove la gestione del bambino è più semplice e naturale possibile.

Non devo pensare alla quantità di cibo, non devo pensare alla qualità del cibo , non devo “preparare” niente e non rischio di rimanere “senza”. Insomma, tutto pronto in quantità giusta, alla temperatura giusta e nel momento giusto.

Ma quando il bambino cresce potrebbero iniziare i primi problemi. I genitori spesso ricevono indicazioni fuorvianti fin dall’inizio dello svezzamento : svezzamento tradizionale? E a quanti mesi? Autosvezzamento? Ma può mangiare proprio tutto tutto? E se non mangia niente?

Passato l’anno poi la situazione rischia davvero di degenerare. Qualsiasi sia stato l’approccio allo svezzamento scelto, arriva la fatidica frase del pediatra “Adesso può mangiare tutto quello che mangiate voi”.

Ed è a questo punto che i genitori iniziano ad andare a tentoni su come dovrebbero nutrire il proprio figlio, dimenticandosi – forse perchè nessuno glielo ha fatto notare prima – che il bambino, nato con un istinto innato potentissimo verso i propri fabbisogni nutrizionali, non ha cancellato questo istinto dall’oggi al domani ma, per fortuna, può ancora essere nostro alleato e aiutarci a guidarlo verso un’alimentazione non solo sana e completa ma anche “inconsapevolmente consapevole”.

Fin dalla nascita,per motivi legati all’evoluzione della specie umana, i bambini sono orientati più facilmente verso il gusto dolce. Gusto che in natura è associato sopratutto ad alimenti ricchi di energia di rapida assimilazione in grado di garantire la sopravvivenza anche in un’epoca dove non era così scontato procacciarsi il cibo. Alimenti il cui gusto doveva produrre un immediato appagamento e certezza che quel cibo fosse “buono e sicuro”.

Viceversa, il sapore Amaro rappresenta da sempre un gusto da assaggiare con sospetto, associato per la specie umana a piante e radici velenose, a funghi tossici e altri alimenti spesso “cattivi e pericolosi”.

Non c’è da stupirci quindi se il bambino tende a provare diffidenza e disgusto verso sapori amarognoli o piccanti di certi ortaggi e apprezza più facilmente il gusto dolce e delicato di frutta e ortaggi dolci.

E’ importante che il bambino possa continuare a seguire il suo istinto e nel contempo sia guidato attraverso l’osservazione di quello che si mangia in famiglia. Sarà osservando l’alimentazione di mamma e papà che capirà che cosa si può mangiare e che cosa no e avrà di volta in volta la voglia e la curiosità di appagare i suoi fabbisogni.

Quindi sì, il bambino può mangiare tutto quello che mangiamo noi e sta a noi lasciarlo libero di manipolare, assaggiare, odorare e sperimentare con il nostro cibo fin dallo svezzamento e oltre.

Più è varia l’alimentazione in famiglia, maggiori saranno le possibilità di sperimentare del bambino a qualunque età.

E’ importante lasciare che il bambino osservi e scelga cosa e quanto mangiare, questo non significa lasciargli il frigo o la dispensa aperti in balia delle sue scelte, significa più semplicemente portare a tavola ciò che è previsto per l’intera famiglia e chiedergli cosa vuole assaggiare, lasciare che sia lui a indicare o chiedere.

Sempre meglio servire piccole porzioni, concedendo eventualmente il bis in modo che il bambino sia stimolato a riconoscere e regolare il suo senso di fame e sazietà.

Attenzione però! L’attrazione verso i gusti dolci può diventare un’arma a doppio taglio. Se è vero che soddisfare la voglia di dolce è così appagante per il bambino, è anche vero che ad oggi le fonti alimentari “dolci” sono moltissime e la maggior parte di esse sono alimenti di pessima qualità: biscotti, dolcetti, merendine, caramelle, bibite zuccherate, succhi di frutta… Tutti alimenti che invogliano il bambino a consumarne regolarmente con l’aggravante che vanno ad alterare e ridurre la sua autoregolazione.

In poche parole: più zucchero mangia e più zucchero mangerebbe riconoscendo sempre meno tutte le altre necessità nutrizionali.

Un altro sapore particolarmente “pericoloso” per il bambino è il “salato”. Gusto che in natura non è associato ad alcun alimento e che tuttavia è in grado di portare rapidamente ad assuefazione e desiderio. E anche in questo caso, l’alimentazione moderna è ricchissima di prodotti, molti dei quali studiati proprio per attirare i bambini, carichi di sale e pessimi come qualità alimentare: patatine, salatini, focacce, snack.

Il bambino può e deve mangiare secondo le abitudini della famiglia, purchè la famiglia abbia delle sane abitudini a tavola!

Se i genitori non hanno per primi un’alimentazione sana, sarà molto difficile trasmettere delle buone abitudini ai figli. Posso riuscire a preparare minestrine e pappe sane per 1 anno, per 2 anni.. ma lo spirito di emulazione del bambino nei confronti dei genitori alla fine avrà la meglio e inizierà a seguire le cattive abitudini familiari.

Se l’alimentazione in famiglia è attenta, fatta da alimenti semplici e poco lavorati, povera di zuccheri aggiunti, senza alimenti particolarmente arricchiti di sale, il bambino manterrà la sua regolazione spontanea e sarà guidato verso un’alimentazione sana e varia.

I bambini dunque possono mangiare (quasi) tutto quello che mangiamo noi, ma non è detto che mangino come noi.

Accettare l’istinto dei bambini, significa accettare che la loro alimentazione non sia sempre regolare come quella degli adulti.

  • I bambini possono avere periodi di rifiuto nei confronti di alimenti molto fibrosi come verdura e prodotti integrali. Sono alimenti che possono ridurre l’assorbimento di nutrienti importanti di cui il bambino, in quel dato momento della sua crescita ha più bisogno.
  • Durante periodi di maggior crescita i bambini possono aumentare il consumo proteico a discapito di altri alimenti. I bambini si saziano velocemente e l’organismo detta le sue priorità.
  • Durante la malattia il bambino riduce spontaneamente l’apporto energetico (anche noi adulti!)
  • I bambini non si regolano sul singolo pasto ma fanno una compensazione energetica sulle 24h

Talvolta capita che il rifiuto per determinati alimenti vada oltre una semplice fase o un periodo specifico della crescita e questo desta sempre molta preoccupazione per i genitori.

Quando il bambino rifiuta sistematicamente di mangiare o rifiuta di assaggiare alimenti nuovi o tutti gli alimenti che presentano una determinata consistenza o colore probabilmente si tratta di un bambino che sta diventando “Selettivo” e il problema va affrontato con tranquillità, pazienza e determinazione.

E’ importante parlarne con il pediatra, sia per escludere cause cliniche che possano influire sul suo appetito, sia per verificare che stia ugualmente crescendo sulle sue curve di crescita.

Verificato lo stato di salute del bambino cosa si può fare?

  • Coinvolgere il bambino in tutto quello che riguarda il cibo: portarlo a fare la spesa, farsi aiutare in cucina
  • Leggere con lui libri coinvolgenti, colorati, magari anche tattili, che parlino del cibo
  • Permettere al bambino di toccare, annusare, manipolare il cibo
  • Avvicinarlo ad alimenti che lo mettono in difficoltà tramite giochi (indovinelli, disegni, il teatrino di miss melanzana e mister zucchino.. e via di fantasia!)
  • Dare il buon esempio mangiando un po’ di tutto
  • Fare commenti positivi sul cibo, anche parlandone con qualcun altro mentre il bambino è nelle vicinanze

Cosa non fare?

  • Non insistere a lungo con il bambino per convincerlo che “è buono!”
  • Non insistere per fargli finire ciò che ha nel piatto
  • Evitare di dare alternative più appetibili
  • Non nascondere i cibi meno graditi dentro altri piatti più apprezzati
  • Evitare di usare il cibo come premio o ricompensa

Nonostante tutte le attenzioni e le strategie, potrebbero volerci settimane perchè il bambino inizi a mangiare qualcosa di più o di diverso. Ci vuole tanta pazienza e alcuni alimenti dovranno essere proposti al bambino con cadenza regolare per numerose volte prima che vengano assaggiati. Tuttavia questa è la strada giusta da percorrere.

Nel frattempo:

  • Ascoltate e rispettate i bisogni dei vostri bambini
  • Comprate alimenti semplici e di buona qualità
  • Date il buon esempio e siate pazienti, i frutti arriveranno !